La villa situata ad Ovest
di quella "ad duas lauros" era già stata rilevata planimetricamente nel 1930 e
descritta in un giornale di scavo redatto durante le demolizioni effettuate per la
costruzione dell'aeroporto, ma se ne ignorava l'esatta ubicazione.
I dati allora registrati descrivono un edificio di dimensioni grandiose, con un vasto
cortile delimitato da corridoi, intorno al quale erano posti una serie di ambienti,
riconducibili a differenti fasi edilizie e articolati in nuclei con diverse destinazioni
d'uso (ambienti di rappresentanza, residenziali, termali, di servizio).
Le indagini svolte
negli ultimi anni hanno permesso di verificare che la villa non si estendeva molto oltre i
limiti già individuati, e che esistevano comunque tracce di edifici di epoca precedente;
infatti la frequentazione dell'area si può far risalire alla fine del VII-VI sec. a.C.;
alla media età repubblicana si deve attribuire la costruzione di un primo edificio con
murature in blocchi di tufo, non viste dagli scavi del 1930; a questo impianto va
collegata una serie di trincee scavate nel tufo attribuibili a filari di un vigneto,
situato sui lati E e N del complesso, ed una serie di tracce rinvenute sul lato S, che
fanno ritenere che qui forse l'area era destinata a seminativo. Questo complesso raggiunse
alla fine del II sec. a.C. un'estensione di oltre 1000 mq, e contemporaneamente venne di
molto ampliata anche la superficie destinata a vigneto.
L'utilizzo dell'area centrale come giardino è attestato anche dal rinvenimento di una
aiuola con file di ollae perforatae (vasetti di
terracotta forati), destinate alle piantumazioni, probabilmente di fiori.
L'assetto definitivo del complesso si data alla fine del I - inizi
del II sec. d.C., epoca cui risale anche la costruzione dell'elemento più spettacolare,
una grande piscina, costruita sul alto NE della vasta area scoperta, lunga 50 m. e larga
14 m.
Questa presenta al centro un edificio circolare con corpi aggiunti. La presenza di canali
passanti nella struttura centrale e i colli d'anfora presenti nelle pareti, ci
testimoniano l'uso di questa vasca, capace di mezzo milione di litri d'acqua, non solo
come imponente quinta scenografica del giardino, ma anche come peschiera, con un'attività
produttiva che, avendo bisogno di notevoli investimenti, era comunque praticata in
complessi di un certo lusso.
Alla fine del I sec. a.C. la villa viene interessata da una generale
ristrutturazione con muri in opera reticolata, che
ripresero anche il vecchio orientamento, riutilizzando in più casi le precedenti
strutture.
Nell'ambito di questo processo di sviluppo è possibile individuare un'importante fase
edilizia, databile tra la fine del I e gli inizi del II sec. d.C., caratterizzata dalla
costruzione di una serie di ambienti termali con ricche decorazioni parietali (come
testimoniano i numerosi frammenti di intonaci di pregevole fattura rinvenuti nei contesti
di abbandono degli ambienti stessi).
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Agli inizi del IV sec. d. C., o in un momento di poco
successivo, la villa "della Piscina" viene abbandonata e probabilmente
distrutta, come fanno pensare le macerie rinvenute nel riempimento della piscina stessa,
tra le quali sono molti degli apparati decorativi della villa.
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